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Violenza di genere: dalla Croazia all’Italia, la chirurga-artista Nika Komadina canta la fuga da un amore diventato terrore

Posted on May 23, 2026 by master

«Raccogliendo quel che resta della sola volontà
di tornare donna viva, con la propria dignità.
»

Una donna fugge da un amore trasfigurato in terrore, raccoglie quel che rimane di sé e prova a tornare viva. Non vincente, non invincibile. Viva. Con la propria dignità ancora addosso, anche quando tutto sembra aver tentato di strappargliela. “Donna Viva”, il nuovo singolo della cantante italo-croata Nika Komadina, scritto da Rodolfo Vitale, prodotto da kavakava e pubblicato in Croazia nel 2024, nasce da una storia di violenza, paura e allontanamento. Racconta una donna che prova a salvarsi, a ricominciare dal proprio coraggio e a non lasciare che l’umiliazione diventi l’ultima parola sulla propria vita. Il brano arriva ora in Italia insieme al profilo di un’artista già riconosciuta oltre Adriatico: nata da madre italiana e padre croato, Nika Komadina è cresciuta in una doppia appartenenza culturale, sviluppando il proprio percorso tra Croazia, Italia e una formazione internazionale che attraversa musica, performance e professione medica.

La traccia affronta il tema della violenza di genere collocandolo dentro una storia, in un corpo, nel preciso istante cui una donna comprende che l’amore non può coincidere con l’umiliazione, la paura, l’annullamento.

In un Paese come l’Italia, in cui il dibattito su abusi e femminicidi continua a occupare cronaca, politica, scuola, cultura e informazione, “Donna Viva” arriva senza cercare immagini forti a tutti i costi: parla di chi trova la forza di andare via, dopo gli insulti, gli schiaffi, le grida, dopo una relazione in cui l’amore è stato usato come luogo di controllo e subordinazione. La parola chiave, nel brano, non è vendetta. È dignità.

Il testo attraversa le maglie di una libertà fittizia che nasconde il perimetro del controllo, il miraggio di una libertà che funge da paravento alla coercizione, fino ad arrivare alla necessità di allontanarsi da «quel mostro che ha tradito tutto quanto il nostro amore», spostando la narrazione dal trauma alla possibilità, dolorosa ma necessaria, di riprendere possesso di sé.

“Donna Viva”, infatti, non è la fotografia di una vittima, ma di una persona che vuole restare nel mondo, riprendere parola, non farsi definire dagli abusi subiti. Essere viva, in questo brano, significa sottrarsi a ciò che spegne, rifiutare la normalizzazione della violenza, riconoscere che la dignità non è una concessione, ma una soglia da difendere anche quando la paura toglie il respiro.

Nika Komadina porta in questa interpretazione un bagaglio che rende il progetto ancora più rilevante per il mercato italiano: un background transfrontaliero e una vocalità densa, capace di muoversi tra le trame della scuderia R&B contemporanea. L’artista, nata e cresciuta in Croazia, riflette la propria parte italiana nella lingua, nel fraseggio e nella naturalezza con cui abita la canzone, mentre la radice croata rafforza una traiettoria già avviata con autorevolezza. Premiata e seguita con attenzione dalla stampa locale, ha collezionato pubblicazioni che ne testimoniano la versatilità espressiva e la solidità di un percorso artistico ormai articolato.

La sua figura che non arriva nel nostro Paese come una debuttante, ma come un’artista già strutturata, capace di abitare più territori, più lingue e più registri. Parla croato, italiano, inglese e tedesco, ha una formazione musicale che comprende pianoforte, violino e canto solistico, ha perfezionato la dimensione scenica attraverso recitazione, musical theater e film, frequentando anche un’accademia estiva a Broadway, New York. Da bambina si è esibita in numerosi musical in Svizzera, portando sul palco una familiarità precoce con il corpo, la voce e la disciplina della performance live.

Accanto alla musica, Nika Komadina ha consolidato anche una carriera medica di alto livello: è dottoressa in medicina dentale e magistrata in chirurgia e implantologia. Un elemento che, nel suo caso, non funziona come semplice curiosità biografica, ma come parte di un’identità complessa, fondata su precisione, studio, metodo e sensibilità. Nella sua storia confluiscono scienza e arte, cura del dettaglio e urgenza del canto, professionalità di una carriera medica internazionale e la scelta sempre più chiara di investire nella musica come luogo centrale della propria vocazione. In poche parole, rigore analitico trasposto in urgenza espressiva.

Negli ultimi anni, Nika ha collaborato con importanti autori della scena croata, tra cui Dragan Brajović Braja, Dejan Kostić e Bane Opačić, consolidando un posizionamento artistico che le ha permesso di imporsi progressivamente nel circuito balcanico. È vincitrice del primo premio della giuria professionale al Marko Polo Fest con i brani “Namjerno” e “Jedino ljubav pokreće nas” per due anni consecutivi, mentre il singolo “Bolje bolje” ha segnato un ulteriore passaggio nella definizione della sua identità musicale, confermandone la capacità di unire intensità interpretativa, scrittura pop e una linea estetica altamente distintiva.

Con “Donna Viva”, però, non punta soltanto sulla voce, sulla produzione o sulla dimensione internazionale del progetto: sceglie un tema che riguarda la vita concreta di ancora troppe donne e lo porta in una forma musicale accessibile, diretta, emotivamente carica, senza cedere alla semplificazione. La violenza non viene descritta come evento isolato, ma come progressiva perdita di speranza dentro una relazione che avrebbe dovuto proteggere e invece consuma, inganna, imprigiona. Da qui nasce la necessità della fuga come atto vitale: il tempo di allontanarsi, di raccogliere la propria dignità, di tornare a esistere.

«Ho cantato questo brano perché, come donna, mi sento coinvolta e vicina a tutte quelle donne, purtroppo troppe, che subiscono violenze fisiche e morali, ogni giorno, in ogni parte del mondo – afferma Nika Komadina -. Voglio dare voce a tutto questo con tutta la forza che ho, perché la situazione si fa sempre più drammatica e nessuna persona, nessun potere, può togliere a una donna la sua libertà e la sua dignità. Anche quando le difficoltà e la paura sembrano spezzare il respiro, non bisogna mai gettarsi via. L’amore, se è davvero tale, si fonda sul rispetto, non sull’umiliazione.»

Il videoclip ufficiale che accompagna il pezzo amplifica la dimensione narrativa del brano, rendendo in immagini la dicotomia tra fragilità e resistenza, tra l’oscurità dell’abuso e la volontà di tornare alla luce. Nika Komadina interpreta il pezzo con una vocalità che non cerca solo tecnica, plauso e potenza, ma partecipazione: il canto segue il peso delle parole, ne accompagna l’eco, ne sostiene la salita, fino a trasformare il ritornello in un rito catartico, una vera e propria epifania di liberazione.

Per il pubblico italiano, “Donna Viva” rappresenta anche l’ingresso di una nuova voce femminile in grado di unire radici adriatiche, formazione internazionale e una scrittura pop rock orientata a temi sociali. Il debutto italiano della Komadina non è una semplice operazione di lancio su un nuovo mercato, ma l’apertura di una traiettoria che attraversa due sponde, due lingue, due identità, portando al centro una domanda che riguarda tutti, a prescindere dalla provenienza geografica, dalla classe sociale, dall’orientamento politico e religioso:

quante volte la musica può ancora servire a far luce su ciò che la cronaca racconta ogni giorno, ma che rischia di diventare indistinto, e a volte perfino tollerato, proprio perché reiterato?

“Donna Viva” risponde scegliendo la via più diretta: una canzone in italiano, una voce croata con sangue italiano, una storia di violenza e rinascita che non chiede compassione, ma ascolto, riflessione e consapevolezza.

Category: Comunicati stampa

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