Una canzone scritta per i cento anni del Napoli, le chitarre di un liutaio che ha accompagnato generazioni di musicisti partenopei e il suono di quella stagione in cui Phil Collins, i Toto e i Police dominavano le classifiche internazionali. C’è una Napoli che guarda al pop degli anni Ottanta in “ÆSTHETICA pt. II”, il nuovo album del cantautore e polistrumentista Eric Mormile, che ha scelto di raccontare le passioni e i piaceri della vita quotidiana attraverso nove brani in lingua napoletana, tra synth-pop, new wave e rock. Il disco completa un progetto di diciannove composizioni, articolato in due capitoli musicalmente complementari, e dedicato nella sua seconda parte alla memoria di Luigi “Gigi” Buono, storico liutaio di via San Sebastiano scomparso lo scorso giugno. A chiudere l’opera, un esperimento ispirato a Peter Gabriel: Mormile ha ripreso il tema strumentale del primo album e ne ha riscritto le note al contrario, trasformandolo nella composizione conclusiva del secondo.
L’idea di realizzare due dischi dedicati ai piaceri quotidiani arriva dopo un percorso discografico concentrato su argomenti differenti. In “Quanta Luce”, pubblicato nel 2023, e “’A Terra Sona Int’ ’e Tiempe Stuorte”, del 2024, il musicista napoletano aveva affrontato l’emarginazione, le difficoltà personali, il rapporto con la società e la resilienza. Dopo quei lavori ha deciso di dedicare altrettanto tempo alle esperienze che procurano benessere e soddisfazione, dalle attività più comuni alle passioni coltivate nel corso della vita.
«Scherzando, spesso dico di aver passato due anni a parlare di guai con i primi due dischi, ecco perché poi con i successivi due ho deciso di virare sulla tematica del piacere», racconta Mormile, che aveva immaginato fin dall’inizio i due capitoli di “ÆSTHETICA” come opere differenti per genere, approccio e atmosfera, accomunate dagli argomenti affrontati.
Il primo, “ÆSTHETICA pt. I”, pubblicato nel 2025, presentava sonorità tipiche dello Yacht Rock e della fusion californiana degli anni Settanta e Ottanta. Le influenze degli Steely Dan, dei Toto, dei Doobie Brothers e di Michael McDonald accompagnavano composizioni dedicate al riposo, al mare, al desiderio, ai viaggi e alla tranquillità della propria stanza.
La seconda parte cambia ambientazione e intensità. Le nuove canzoni si sviluppano prevalentemente nelle ore notturne e raccontano il piacere di guidare dopo il tramonto, ballare liberamente, assistere a un concerto, visitare un museo, condividere un brindisi o festeggiare la vittoria della propria squadra.
Anche sul piano musicale il passaggio è evidente. Ai pianoforti elettrici, ai cori ispirati a Michael McDonald e agli interventi del sax che caratterizzavano il primo capitolo subentrano sintetizzatori vintage, drum machine, synth bass, arpeggiatori e chitarre elettriche dal suono più incisivo. I tempi accelerano, gli arrangiamenti acquistano maggiore intensità e le composizioni recuperano alcune caratteristiche delle produzioni pop-rock internazionali degli anni Ottanta e dei primi Novanta.
Phil Collins, John Farnham, Joseph Williams, Michael Sembello, Mr. Mister, Level 42, Police, Def Leppard, Giraffe e Jan Hammer sono alcuni dei riferimenti dichiarati dall’artista, che attinge a quel repertorio per strutturare un linguaggio musicale nel quale la musicalità della lingua napoletana incontra synth-pop, new wave, funk e dance rock.
L’album, registrato prevalentemente nel 2025 e nella prima metà del 2026, è stato realizzato con la coproduzione dell’ingegnere del suono Nino Pomidoro, collaboratore abituale di Mormile. Per le parti di chitarra il musicista ha utilizzato anche il Rockman, l’amplificatore progettato da Tom Scholz dei Boston, impiegato in numerose registrazioni degli anni Ottanta, tra cui “Hysteria” dei Def Leppard.
La cura degli arrangiamenti accompagna un lavoro esecutivo particolarmente impegnativo, con assoli di chitarra più articolati rispetto ai dischi precedenti e parti vocali che lo stesso autore considera fra le più complesse del proprio repertorio. La ricerca sonora si affianca all’attenzione per la scrittura in lingua napoletana, affidata ancora una volta alla supervisione del Maestro Salvatore Palomba, storico autore di “Carmela”, interpretata da Sergio Bruni, con il quale Mormile ha consolidato negli anni un rapporto di collaborazione e amicizia.

Tra i nove brani del nuovo album, uno nasce da un anniversario particolarmente significativo per la città.
Il 1° agosto 2025, esattamente un anno prima del centenario della SSC Napoli, Mormile ha deciso di scrivere una canzone per la squadra azzurra. È nata così “Cient’Anne d’Ammore”, una traccia dedicata alla passione calcistica e al piacere di condividere quella stessa fede con altre persone. Per anni il cantautore aveva conosciuto le celebrazioni dei primi scudetti del Napoli soprattutto attraverso i racconti del padre. Le vittorie del 2023 e del 2025 gli hanno permesso di partecipare in prima persona a quei festeggiamenti, vivendo l’entusiasmo cittadino e quella familiarità spontanea che, al termine di una partita vinta, può portare ad abbracciare anche una persona mai incontrata prima. È questa esperienza a diventare il tema della canzone, scritta come un vero e proprio coro da stadio: una melodia inizialmente affidata a una sola voce viene progressivamente ripresa da altre, fino a un crescendo conclusivo pensato per essere cantato collettivamente. L’ispirazione musicale arriva dall’Arena Rock dei Def Leppard, con un arrangiamento che richiama le grandi produzioni concepite per coinvolgere il pubblico durante i concerti.
Il legame con Napoli attraversa anche un’altra vicenda, questa volta legata alla lavorazione del disco e alla memoria di una figura conosciuta nell’ambiente musicale cittadino. L’11 giugno 2026 è prematuramente scomparso Luigi “Gigi” Buono, storico liutaio del Centro Chitarre di via San Sebastiano, la strada del centro storico napoletano tradizionalmente associata ai negozi di strumenti musicali. Aveva 58 anni e da decenni si occupava della riparazione, della manutenzione e delle modifiche delle chitarre di musicisti professionisti e appassionati. La sua dipartita ha suscitato numerosi messaggi di cordoglio tra colleghi, amici e artisti che nel tempo si erano affidati alla sua competenza. Buono era considerato un riferimento anche oltre i confini campani e tra i musicisti che gli affidavano abitualmente i propri strumenti figuravano Carlo Fimiani, Franco Giacoia, Roberto Giangrande ed Ernesto Vitolo. Tra le persone che lo conoscevano e apprezzavano c’era anche Eric Mormile. Il liutaio si occupava abitualmente delle sue chitarre e conosceva le esigenze tecniche che lo spingevano a richiedere modifiche specifiche agli strumenti. Comprendeva il suono che il musicista desiderava ottenere e lo aiutava a individuare gli interventi necessari. Nel tempo era diventato anche un confidente musicale, una persona con cui confrontarsi e alla quale affidare i propri strumenti. La sua morte, sopraggiunta mentre Mormile era impegnato nella registrazione del disco, ha spinto l’artista a dedicare l’intero album alla sua memoria. Una scelta particolarmente significativa per un artista che attribuisce grande importanza alle caratteristiche delle chitarre, agli effetti utilizzati e alla ricerca di timbri specifici. Il ricordo di Buono accompagna così un lavoro nel quale la componente strumentale occupa un ruolo centrale.
Accanto al legame con la città e alle persone che hanno accompagnato la sua formazione, “ÆSTHETICA pt. II” lascia emergere anche aspetti meno conosciuti della vita dell’autore. Uno di questi riguarda la pittura, protagonista di “Poesia a Culure”. Da bambino Mormile trascorreva molte ore disegnando. A trasmettergli quell’interesse era stato il nonno omonimo, un tabaccaio in pensione che dedicava gran parte delle proprie giornate alla realizzazione di dipinti. Eric aveva cominciato a imitarlo, disegnando continuamente anche durante le lezioni scolastiche, tanto da provocare le lamentele degli insegnanti. I genitori decisero così di iscriverlo al liceo artistico, dove approfondì il disegno anatomico, le tecniche pittoriche e la storia dell’arte. Quella formazione continua a influenzare il suo lavoro: Mormile realizza infatti personalmente parte dell’identità visiva dei propri progetti discografici e conserva l’abitudine di trascorrere ore nei musei, osservando i dipinti con l’attenzione di chi ne conosce materiali, tecniche e riferimenti storici. In “Poesia a Culure” racconta il piacere di contemplare un’opera figurativa. Tra gli artisti che hanno alimentato il suo immaginario figurano Edward Hopper, Keith Haring, Giorgio de Chirico, Mario Schifano, Edvard Munch, Renoir, Van Gogh, Picasso, Dalí, Degas e Monet. Musicalmente il brano prende ispirazione dai Police, mentre l’assolo di chitarra rende omaggio a Michael Landau.
Un’altra esperienza personale diventa protagonista di “Nu Mare ’e Surrise”, dedicata al piacere di assistere a un concerto. Mormile frequenta regolarmente gli spettacoli dal vivo, sia per passione sia per osservare il lavoro degli artisti sul palco, le scelte sceniche e gli arrangiamenti. L’idea nasce anche da “Light of a Thousand Smiles” dei Survivor, canzone che racconta il rapporto con il pubblico dalla prospettiva del musicista. Il cantautore napoletano ha scelto di adottare quella dello spettatore, descrivendo l’attesa prima dello spettacolo, l’emozione dell’esecuzione e le sensazioni che rimangono dopo l’ultima canzone. Il brano contiene anche un riferimento dichiarato a “In the Air Tonight” di Phil Collins, richiamato nelle prime parole del testo napoletano, mentre l’assolo di chitarra rende omaggio a Steve Lukather, che Mormile considera il proprio chitarrista di riferimento.
Il piacere di perdersi nella fantasia attraversa invece “Mille Culure d’ ’a Pazzia”, nata da un’abitudine decisamente contemporanea: guardare brevi video sui social network. Mormile racconta di imbattersi frequentemente in immagini di appartamenti di lusso ispirati agli anni Ottanta e generate attraverso l’intelligenza artificiale. Quelle ambientazioni diventano per lui il punto di partenza per immaginare luoghi e situazioni, alimentando un processo creativo che spesso prosegue anche dopo aver smesso di guardare lo schermo. Il ritornello rielabora un passaggio di “Fantasy” degli Earth, Wind & Fire, mentre la composizione è ispirata a Joseph Williams e ai Level 42, con un assolo conclusivo concepito come omaggio ad Allan Holdsworth.
Tra le tracce più energiche del disco figurano “Gravità Zero” e “Int’ ’o Quadrato”, i primi due singoli pubblicati per anticipare il progetto. Il primo immagina una crociera nello spazio, utilizzando un gioco di parole tra la costellazione di Orione e l’espressione napoletana ’o rione, il quartiere. Il secondo è dedicato al piacere del ballo libero e contiene un riferimento alla Piaga del Ballo del 1518, il fenomeno di danza collettiva incontrollata verificatosi a Strasburgo.
Con “Giro ’e Notte”, invece, Mormile racconta una delle proprie abitudini preferite: guidare dopo il tramonto. Le luci della strada, la musica dell’autoradio e l’aria che attraversa i finestrini diventano gli elementi di un’esperienza quotidiana trasformata in canzone, attraverso sonorità ispirate ai Mr. Mister e a Jan Hammer.
A completare il percorso arriva “Pe Sempe ’Mbriache”, terzo e ultimo singolo dell’album, accompagnato dal videoclip ufficiale. L’espressione che dà il titolo alla canzone, letteralmente “Per sempre ubriachi”, nasce da un brindisi che Mormile aveva cominciato a pronunciare per gioco durante le cene con amici e familiari. Ripetuta nel tempo, quella formula è diventata una consuetudine, tanto che oggi sono spesso le persone a lui vicine a rivolgergliela per prime. L’ebbrezza evocata nel testo rappresenta metaforicamente la felicità e il desiderio di condividerla con le persone care. La prima strofa racconta il momento concreto del brindisi, mentre la seconda approfondisce il significato che l’artista attribuisce a quell’augurio. Le influenze musicali rimandano a John Farnham e Michael Sembello. Il videoclip, diretto da Michele De Angelis per Midea Video, è stato girato nel luglio 2026 tra le strade e alcuni locali di Bagnoli. Accanto a Mormile compaiono Antonietta Di Marzo, Giuseppe Toscano e Nicoletta Boccardi, amici e familiari già presenti in precedenti lavori visivi dell’artista. La scelta di coinvolgerli nasce dalla volontà di rappresentare un’esperienza realmente vissuta attraverso le persone che l’hanno ispirata.
L’intero progetto trova la propria conclusione musicale nella title track strumentale, “ÆSTHETICA pt. II”, lavorata con un procedimento compositivo particolare. L’idea nasce dall’ammirazione di Mormile per Peter Gabriel, uno dei suoi principali riferimenti artistici. Il musicista britannico ha pubblicato nel 2023 “i/o” e nel 2026 ha avviato una nuova serie di uscite mensili per “o\i”, album concepito come prosecuzione del precedente. Osservando l’inversione presente nei titoli dei due dischi di Gabriel, Mormile ha immaginato di applicare un principio simile alla propria composizione. Ha quindi recuperato il tema strumentale che chiudeva “ÆSTHETICA pt. I”, ne ha riscritto le note in ordine inverso e ha sviluppato una nuova armonizzazione e un nuovo arrangiamento, ispirato alle musiche di Jan Hammer per la serie televisiva “Miami Vice”. Secondo quanto spiegato dall’artista, il procedimento è stato concepito affinché il materiale musicale dei due brani possa essere ricondotto alla stessa origine attraverso l’inversione della scrittura. Le due composizioni conservano così un legame diretto, completando un progetto costruito fin dall’inizio attraverso due identità complementari.
Lo stesso principio emerge nelle copertine. Nel primo album compare il sole, nel secondo la luna. Il ritratto dell’artista si sposta da sinistra a destra, mentre le fotografie originali di Silvana Ferrandino e Sara Di Marzo, rielaborate dallo stesso Mormile, mantengono un’impostazione comune attraverso variazioni cromatiche successive.
Anche la modalità di pubblicazione segue una scelta precisa: i brani dei due album sono stati distribuiti progressivamente, alternando singoli e anticipazioni, accompagnati da videoclip, audio ufficiali e lyric video curati dall’artista. Una strategia che Mormile dichiara di aver adottato prendendo a riferimento il percorso discografico di Peter Gabriel.
Con “ÆSTHETICA pt. II”, Eric Mormile pubblica il suo quarto album in quattro anni, dopo “Quanta Luce” del 2023, “’A Terra Sona Int’ ’e Tiempe Stuorte” del 2024 e “ÆSTHETICA pt. I” del 2025.
Nato a Napoli il 3 aprile 1994, il musicista ha cominciato a studiare violino all’età di sei anni, ha fatto parte delle formazioni corali del Teatro San Carlo e si è diplomato in Musica Corale e Direzione di Coro al Conservatorio San Pietro a Majella. Alla formazione accademica ha affiancato lo studio della chitarra, del pianoforte e del canto, sviluppando nel tempo una scrittura che combina lingua napoletana e influenze musicali internazionali.
Durante le registrazioni del nuovo disco sono nate anche composizioni rimaste fuori dalla tracklist, considerate dall’artista maggiormente legate alla sfera emotiva. Potrebbero stabilire il punto di partenza del suo prossimo lavoro, al quale Mormile guarda dopo aver concluso i diciannove brani di “ÆSTHETICA”, due album concepiti fin dall’inizio per raccontare esperienze differenti attraverso la stessa idea di piacere, dal giorno alla notte.
“ÆSTHETICA pt. II” – Tracklist:
1. Gravità Zero
2. Giro ’e Notte
3. Pe Sempe ’Mbriache
4. Mille Culure d’ ’a Pazzia
5. Int’ ’o Quadrato
6. Nu Mare ’e Surrise
7. Poesia a Culure
8. Cient’Anne d’Ammore
9. ÆSTHETICA pt. II