Nelle carceri italiane il silenzio non coincide solo con l’assenza di suono, ma con tutto ciò che la detenzione, col tempo, comprime, interrompe e finisce per relegare in secondo piano: il ruolo sociale, la possibilità di essere riconosciuti per qualcosa che non sia soltanto l’errore commesso, l’identità stessa. Una sottrazione che segna la differenza sostanziale…