Aids, Testato il Vaccino “Jolly”

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Infatti uno dei problemi da principali da risolvere per combattere il virus dell’Hiv e che questo muta con incredibile rapidità, tanto che ogni possibili rimendio non ha il tempo di agire.

Ma ora arriva la ricerca pubblicata su Nature Medicine, nata da un’idea dell’italiano Giuseppe Scala, del dipartimento di Medicina sperimentale clinica G. Salvatore dell’Università Magna Grecia di Catanzaro.

La sperimentazione, finanziata in parte dall’Istituto superiore di sanità, è stata condotta in collaborazione con uno dei pionieri delle ricerche sull’Aids, il direttore del dipartimento per le Allergie e le malattie infettive del National Institute of Health degli Stati Uniti, Anthony Fauci.

“Il metodo classico non funziona contro il virus Hiv perché esistono moltissime versioni del virus diverse tra loro”, ha rilevato Scala.

Si è pensato allora di seguire una strada nuova. Il punto di partenza è stato considerare che i pazienti sieropositivi sviluppano anticorpi specifici contro il virus Hiv e che questi anticorpi riconoscono però soltanto alcuni frammenti (epitopi) delle proteine del virus.

Gli anticorpi di decine e decine di pazienti sono stati analizzati e messi a confronto con collezioni molto vaste di peptidi, chiamate Random Peptide Libraries (Rpl), che comprendono almeno 300-400 milioni di unità biologiche. “In questo modo – ha detto Scala – è stato possibile selezionare frammenti di proteine comuni a molti virus, una sorta di minimo comune denominatore del virus dell’Aids”.

Gli esperimenti sulle scimmie, infatti, hanno dato risultati così positivi che negli Usa si sta organizzando la sperimentazione sull’uomo per l’inizio del 2002.

Nonostante negli States, Fauci e Scala stiano organizzando la prima sperimentazione sull’uomo, gli studiosi intendono proseguire la ricerca sulle scimmie.

“L’obiettivo – ha concluso Scala – non è ottenere un’infezione più debole, ma un’infezione debolissima o del tutto assente”.

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